domenica 16 marzo 2008

Un pensiero per i nostri amici tibetani

Mi è insopportabile vedere quello che sta succedendo in Tibet in questi giorni.

E' insopportabile che ai giorni nostri esistano ancora delle tirannie che tengono sotto il loro giogo intere popolazioni. Che impongono loro anche i capi spirituali.
Ed è insopportabile che una di queste tirannie sia integrata nel sistema economico mondiale, quasi che le altre potenze economiche siano in qualche misura complici di quello che sta accadendo.

Talmente integrata che fra qualche mese si svolgeranno nella sua Capitale i Giochi Olimpici, ai quali parteciperanno gli atleti di tutto il mondo e dove ci saranno anche sponsor di aziende multinazionali, molte delle quali hanno le loro basi di produzione in questa Nazione.

Molto probabilmente, da quest'evento, queste multinazionali ricaveranno molti soldi. Dimenticando che nel Paese ospitante i Giochi c'è gente che lotta per i diritti umani e che finisce in carcere per la difesa di questi e per la diffusione di idee che sono considerate contrastanti con la "dottrina" governativa.

C'è chi dice di boicottare le Olimpiadi, ma boicottarle, oltre a danneggiare gli atleti che non sono responsabili degli eventi e che hanno lavorato anni facendo sacrifici per potervi partecipare, servirebbe solo a rendere il clima più cupo e incattivire gli animi. Tanto più che le Olimpiadi erano, e dovrebbero essere ancora, un simbolo di pace e fratellanza mondiale.

Nel nostro piccolo noi, semplici cittadini del mondo, possiamo fare qualcosa per questi fratelli tibetani che oggi soffrono. Poiché il Paese che li domina è integrato nell'economia mondiale e fornisce le multinazionali mondiali, quello che dovremmo fare è dare un colpo all'economia di questa nazione eliminando, o riducendo al massimo, gli acquisti di prodotti che provengono da essa.

Mi rendo conto che non è facile e che forse è una pozzanghera nel mare, ma se lo facessimo tutti veramente, con molta probabilità sarebbe un gesto dimostrativo che costringerebbe, senza spargimento di sangue, ad un drastico cambio di rotta i governanti di questo paese, verso un maggior rispetto dei diritti democratici ed umani.

Pensiamoci ogni volta che ci accingiamo ad un acquisto.

3 commenti:

  1. utente anonimo16 marzo 2008 16:44

    Vedi cer, hai ragione pure tu....ma anche no. Tu dici che se boicottiamo le Olimpiadi ci vanno di mezzo gli atleti che si sono preparati ecc. ecc. quindi evitiamo di comprare merce cinese. Va bene,ma che mi dici delle famiglie cinesi che vivono dei miseri profitti che hanno dalla fabbricazione di suddetta merce? Anche loro non sono responsabili degli eventi e stanno lavorando facendo sacrifici per portare a casa un pugno di riso....perchè poi un pugno di riso è quello che ottengono per il loro lavoro. No cer, dobbiamo escogitare qualche altra cosa. E' la nomenklatura che deve essere toccata. E' a livello di potenti che la cosa deve essere trattata. Noi, uomini della strada, tutti uniti possiamo cercare di fare sentire la nostra voce, riunirci davanti alle ambasciate, in modo pacifico come predica il Dalai Lama.....sempre che non si debba andare alla partita o al supermercato.......

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  2. Le nostre proteste vanno benissimo, ma oggigiorno non possiamo limitarci solo a questo perchè sarebbero troppo deboli e la nomenklatura cinese continuerebbe a fare quello che ha sempre fatto.
    Però, visto che la nomenklatura cinese si arricchisce anche con i soldi dei prodotti che noi compriamo tutti i giorni (alle spalle del poveraccio che invece guadagna un pugno di riso per sfamare la famiglia), oggigiorno possiamo far sentire la nostra voce anche con questa forma di protesta.

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  3. Le nostre proteste vanno benissimo, ma oggigiorno non possiamo limitarci solo a questo perchè sarebbero troppo deboli e la nomenklatura cinese continuerebbe a fare quello che ha sempre fatto.
    Però, visto che la nomenklatura cinese si arricchisce anche con i soldi dei prodotti che noi compriamo tutti i giorni (alle spalle del poveraccio che invece guadagna un pugno di riso per sfamare la famiglia), oggigiorno possiamo far sentire la nostra voce anche con questa forma di protesta.

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