sabato 2 dicembre 2017

In città su due ruote

Ho deciso di provare, per curiosità e per spirito di avventura, il servizio di bike sharing che da settembre ha preso piede a Milano.
Non avevo mai provato ad avventurarmi in bicicletta per le strade trafficate per cui, all'inizio, mi è sembrato di essere un po' impacciato e non facesse per me. Ho sempre pensato che una volta in strada dovessi per forza venire arrotato da qualche automobile o camion.
La mia prima impressione è stata sconcertante e forse anche complice anche il fatto che non fossi più abituato a pedalare, nemmeno più sulla cyclette della palestra, alla fine mi sono fermato a metà strada con le gambe che cedevano ed il fiato grosso.
Nonostante la prima volta avessi giurato a me stesso che non ci avrei riprovato più e che il ciclismo urbano non facesse per me, ci to riprovato, trovando comunque che pedalare per muoversi in città faccia bene al corpo, specialmente per chi come me ha qualche chilo da smaltire, e sia anche divertente.
Milano per fortuna offre diversi spunti e ammirare palazzi storici e monumenti da una prospettiva diversa da quella di chi guida la propria auto o guarda attraverso il finestrino del tram non ha pari, anche se, nel caso delle biciclette condivise, non ci si può fermare troppo spesso perché l'orologio corre ed essendo le tariffe basate sul tempo di utilizzo, va da sé che il tempo è denaro.
Per quanto un tragitto di mezz'ora dalla periferia al centro sia economicamente più conveniente del costo di un biglietto urbano.
Oramai siamo a dicembre ed il servizo è utilizzatissimo. E' facile trovare una bicicletta sotto casa, sbloccarla tramite la App sullo smartphone, usarla per il tempo necessario e lasciarla a disposizione di un'altra persona.
E' un segnale che c'è bisogno di un cambiamento: blocchi del traffico da inquinamento, carburanti sempre più cari hanno convinto tanti a lasciare a casa la macchina, usata talvolta inutilmente, per una forma di mobilità meno aggressiva.
Non siamo comunque ancora pronti.
Lo saremo non solo quando le amministrazioni avranno realizzato tutti i loro piani riguardanti la mobilità sostenibile.
Lo saremo anche quando ciclisti e automobilisti la smetteranno di guardarsi con sospetto accusandosi a vicenda a torto o a ragione di reciproche scorrettezze.
Lo saremo quando ci sarà rispetto da parte di entrambi delle regole imposte.
lo saremo quando ci sarà educazione da parte di chi sta dietro ad un volante e dietro ad un manubrio.
Lo saremo quando nessuno, in sella ad una bicicletta, avrà più paura di finire sotto un mezzo a motore.

E' facile trovare biciclette parcheggiate in questo modo di fronte ai portoni condominiali





lunedì 12 dicembre 2011

12 Dicembre 2011

Oggi è l'anniversario della Strage di Piazza Fontana. Il 12 dicembre 1969 all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano venne fatto scoppiare un ordigno che provocò diverse vittime innescando una serie di attentati contro le Istituzioni dello Stato.


Era un periodo di grandi tensioni sociali e qualcuno pensò che un attentato di queste proporzioni facesse pendere l'ago della bilancia verso una delle parti allora in lotta.


Oggi a distanza di tanti anni ancora non c'è un colpevole certo della strage. Anche se la giustizia non ha portato certezze su mandanti ed esecutori materiali, è quasi certa la matrice fascista di questo e di molti altri attentati che seguirono. Probabilmente approvati in certi ambienti delle Istituzioni, che invece di proteggere lo Stato cercavano di disgregarlo dall'interno.


Oggi più che mai, questi anniversari, che rischiano di essere dimenticati, vanno ricordati come si ricordano tantissimi altri avvenimenti storici come la Liberazione il 25 aprile. Non solo per tramandare a chi è nato da relativamente poco tempo il ricordo del periodo drammatico vissuto nel nostro Paese più di 40 anni fa, non molto dissimile da quello di profonda crisi in cui versiamo oggi e che potrebbe causare altri eventi tragici, ma anche come omaggio verso chi in quella banca quel giorno ci è morto senza aver tempo nemmeno di chiedersi il perché e senza avere il tempo di dire addio ai propri cari.

mercoledì 30 novembre 2011

Copia e incolla

In passato, all'estero, ci son cascati dei politici importanti che hanno perso la laurea e, ovviamente, hanno anche dovuto dire addio alla carriera politica. Si tratta del famigerato "copia e incolla", Si prendono parti scritte di libri (di solito dei trattati ma possono andare bene anche le tesi universitarie di altri ignari studenti) e vengono riportate nelle loro tesi senza virgolettatura, fonte o citazione e facendole passare per proprie.

Questa pratica tuttavia qualche volta è utilizzata anche nella redazione di articoli su internet. Molte volte sul web mi sono imbattuto in articoli su testate concorrenti che trattando lo stesso argomento lo facevano quasi nello stesso modo, spesso usando le medesime frasi.

In occasione della scomparsa di un regista cinematografico ho voluto approfondire la sua biografia su wikipedia.

Si legge, a proposito di un suo film:
"Nel 1961 debutta al cinema con Banditi a Orgosolo, sceneggiato con la moglie Vera Gherarducci, un film stilisticamente asciutto che arricchisce di una sensibilità più moderna e consapevole la lezione del neorealismo."

http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_De_Seta

L'articolo sul portale internet di Repubblica riporta (testuali parole):
"Nel 1961 De Seta debuttò al cinema con “Banditi a Orgosolo”, sceneggiato con la moglie Vera Gherarducci, un film stilisticamente asciutto che arricchisce di una sensibilità più moderna e consapevole la lezione del neorealismo."

http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/addio-a-de-seta-regista-di-banditi-a-orgosolo/410348?ref=HRESS-33

A parte l'uso del verbo al passato remoto piuttosto che al presente, le parole usate per descrivere il film sono le stesse.
Quando andavo a scuola mi hanno insegnato, dopo aver studiato una lezione, a ripetere con parole mie con lo scopo di verificare che avessi compreso bene l'argomento ma anche per farmene una mia idea.
Trovo pessimo l'uso del "copia incolla". Mi dà l'impressione che chi ha scritto l'articolo non abbia in realtà visto il film di cui parla esprimendone un giudizio ma si sia limitato a riportare quello di un altro o che, in generale, non abbia una sua opinione riguardo all'argomento di cui sta discutendo.
Cosa ancora più grave se l'argomento riguarda una persona appena scomparsa e se l'articolo è apparso su una testata di larga diffusione.

martedì 29 novembre 2011

Come andare all'Inferno "cum mente sana in corpore sano"

L'articolo apparso la settimana scorse su "Il Fatto Quotidiano", che citava un intervento del noto esorcista Padre Gabriele Amorth in occasione dell'Umbria Film Festival, mi spinge a questa riflessione.


E' inutile, certi uomini di chiesa non rinunciano a terrorizzare i fedeli minacciando pene severe nell'aldilà solo per il fatto di esser persone che praticano uno stile di vita poco simile al loro come si faceva in passato quando la gente era tenuta in stato di ignoranza ed i vertici della Chiesa con le loro prediche sviluppavano il terrore nel popolo per tenerlo a bada. Solo qualche uomo di cultura osava andare contro questa pratica a suo rischio e pericolo rischiando di essere condannato per eresia e bruciare sul rogo, salvo poi venire riabilitato in epoca moderna e rivalutato da quella stessa organizzazione che ne aveva decretato la morte.


Oggi la Chiesa Cattolica, temendo di perdere credibilità e fedeli, tramite alcuni suoi esponenti continua con questo metodo, senza rendersi conto di cadere spesso nel ridicolo. 
In tal senso l'intervento di Padre Amorth bollando come anticristiani ed eretici la pratica dello Yoga ed i libri nati dalla fantasia di Joanne Rowling con protagonista Harry Potter mi fa sorridere ma mi indigna anche parecchio.


Non sono un fan di Harry Potter e non credo che leggerò mai un libro in cui è protagonista. Non mi piace il genere. Ma penso alle migliaia di persone che han fatto la fila, adulti e bambini, per accaparrarsi le copie dell'ultimo libro della Rowling. Hanno anticipato le pene dell'inferno con notti all'addiaccio di fronte alle librerie di tutto il mondo. E magari in buona fede, nemmeno pensando al loro tragico destino ultraterreno. E i lettori di Oscar Wilde, noto peccatore omosessuale? O quelli che han letto "L'amante di Lady Chatterley"? Tutti lussuriosi pervertiti destinati ai gironi infernali.


Non credo proprio che chi legge oggi Harry Potter sia votato all'adorazione di Satana, per quanto proveniente dalla stessa cultura anglosassone che oltre ad aver portato nell'assolato Mediterraneo bellissime saghe Celtiche, è la stessa che ci ha portato anche Halloween.


Assurda, e ingenua,  è anche la condanna dello Yoga. Non essendo una pratica cristiana, porta i suoi ingenui praticanti verso un diverso cammino spirituale convertendoli alla fede induista ed a credere alla reincarnazione. Come replicare ad una tale affermazione? Non sa forse Padre Amorth che quando moriamo l'anima abbandona il corpo il quale però concorre con le sue molecole organiche alla rigenerazione della Natura. Non è una reincarnazione anche quella?
E poi giù invettive contro discoteche i cui frequentatori abituali sono destinati ad un unico percorso: sesso, droga, demonio.


Secondo l'uomo di chiesa, tutto ciò che c'è al mondo di terreno, come un'innocente evasione dalla quotidianità, sembra destinato ad essere bollato come pratica erronea, peccaminosa e da condannare.


Fa sorridere che lo scenario di tale anatema fosse un festival dedicato al cinema e che colei che intervistava il sacerdote fosse l'attrice Maria Grazia Cucinotta.


Forse il vecchio esorcista, a furia di scacciare demoni, vede troppi pericoli anche dove magari non esistono e dove una persona più razionale saprebbe come vederli ed evitarli grazie all'educazione ricevuta.


Sarebbe il caso che si prendesse una pausa o che lasciasse il posto a qualcuno con una visione più moderna della sua.   

domenica 20 novembre 2011

Riprendo qua le mie trasmissioni

Poiché non si sa bene quale sarà il destino di splinder.com ho deciso di trasferire in blocco i miei post su "Quattro Mori" e migrarli su una piattaforma "magazzino" in attesa di poterli importare nuovamente qua.

I vecchi post son disponibili a questo indirizzo: http://iquattromori.iobloggo.com

mercoledì 26 gennaio 2011

A volte ritornano...

Ogni tanto decido di togliere la polvere da questa paginetta.

Anche altri decidono di togliere la polvere dagli armadi e tirano fuori vecchie cariatidi delle quali pensavamo di esserci liberati definitivamente.
Ed ecco che, in tempi politici sospetti, per le strade di Milano compaiono cartelloni pubblicitari il cui slogan rimanda ad una vecchia reclame di un formaggio. Ma invece di un invitante prodotto caseario compare la sagoma di un noto personaggio politico di un partito di maggioranza, insieme ad un altro politico che fece parte delle maggioranze dei tempi che furono che, con i loro comportamenti corrotti, contribuirono a portare la nostra nazione a livelli di paese in via di sviluppo.



 Photobucket 


Che dire se non che, in tempi in cui tutto sembra andare in rovina, dai posti di lavoro che mancano al senso di malessere diffuso causato da una classe dirigente che appare inerte ed insensibile ai bisogni di coloro che ad essa si sono affidati, sembra una presa in giro. E questo vale per qualsiasi maggioranza di qualunque colore.
Ma la presa in giro più forte è, secondo me, che un politico dell'attuale maggioranza venga patrocinato da un altro politico di una vecchia maggioranza ,il quale ebbe delle vicissitudini giudiziarie legate alla vicenda di Tangentopoli nei primi anni '90 e che, per sua stessa ammissione intascò una bustarella di 200 milioni di lire e che per questo venne anche condannato.

La gente questo non lo sa o tende a dimenticarlo e, per me, questi due personaggi hanno la stessa fiducia di due venditori di pneumatici lisci i quali vogliono far credere che invece il loro prodotto sia ipersicuro soprattutto su strada bagnata o, peggio, ghiacciata.

Purtroppo c'è la malsana tendenza a fidarsi di persone che sembrano non lavorare seriamente e, ancor più grave, a rinnovare questa fiducia nel tempo nonostante, visibilmente, la Nazione stia crollando a pezzi mentre tutti siamo spettatori più o meno consapevoli. Attivi o passivi.

Che cosa vogliamo pretendere se a capo di tutto c'è un presidente clownesco che continua a far credere a tutti che tutto va bene madama la marchesa, che l'Italia sta reggendo la crisi, che è tutta colpa dell'opposizione e che in due giorni Napoli sarà ripulita dai rifiuti?

D'altra parte, nella stessa piazza cinque anni fa comparì anche questo di cartellone che la dice tutta sul personaggio, anche se allora sembrò trattarsi di un errore...




 Photobucket 

sabato 29 maggio 2010

Intercettazioni extraterrestri.

A San Basilio, vicino a Cagliari, sta per nascere quello che diventerà il più grande radiotelescopio in Europa per grandezza dell'antenna ricevente.
Servirà principalmente per ricevere eventuali segnali radio provenienti da stelle lontane e, all'occorrenza, a tenere sotto controllo navicelle spaziali e satelliti in orbita.
E' un caso che un evento scientifico di tali proporzioni, specialmente per un'isola come la Sardegna, venga a cadere proprio in un momento in cui il Disegno di Legge denominato "Legge Bavaglio" che sarà discusso nei prossimi giorni in Parlamento sta creando un grosso dibattito nelle aule parlamentari, nelle piazze cittadine, televisive e virtuali.
I due eventi sono ovviamente scollegati
Nato per proteggere la privacy dei cittadini, ma in realtà quella dei soliti pochi, fra i tanti articoli prevede che non si possano effettuare registrazioni audio e video senza il diretto assenso delle parti interessate.
Ma cosa è ascoltare eventuali segnali radio provenienti dalle stelle lontane se non una forma di intercettazione anche se fatta a fini scientifici?
Nessuno ovviamente si sognerebbe di chiedere il consenso alla registrazione ai lontani abitanti di un qualche pianeta di un Sistema Solare nei pressi della stella Vega e, inoltre, un messaggio proveniente dal profondo spazio come verrebbe trattato nel nostro pianeta?
Si potrà trascrivere l'intero frammento o pubblicarne solo un riassunto?
E se il messaggio contenesse qualcosa di illegale, un eventuale magistrato extraterrestre potrebbe richiedere agli scienziati terrestri una copia dell'intercettazione? Qualora dovesse essere illegale, gli alieni potrebbero prendere misure estreme tipo invasione del pianeta Terra o arresto (rapimento) degli scienziati rei di aver intercettato illegalmente qualcosa di proveniente dal loro pianeta? E, per finire, qual'è il limite temporale prescritto per intercettare qualcosa di proveniente da un pianeta extrasolare?
Ovviamente si tratta di situazioni paradossali che non capiteranno mai. Però i dubbi creati dalla legge in discussione non sono per nulla paradossali ma reali e mettono in seria discussione il proseguimento di indagini serie e, altrettanto importante, metteranno in serio pericolo il diritto fondamentale dei cittadini ad essere informati, di farsi un'idea giusta o sbagliata che sia.
Ci sarebbe da scriverci una storia...



Foto da LaNuovaSardegna

mercoledì 28 aprile 2010

Integrazione culturale e linguistica

Una piccola storiella metropolitana, nel senso che proprio la Linea 2 della Metropolitana Milanese ha fatto da sfondo a questa scena.
Naturalmente una normale mattina, affollata di gente che si affrettava, chi verso il posto di lavoro, chi verso la scuola e chi verso le normali commissioni di ogni giorno.
Ad un certo punto ad una fermata non meglio precisata, forse Sant'Ambrogio o Sant'Agostino, nei pressi dell'Università Cattolica, sale una coppia di colore. Lei sulla quarantina, capelli a caschetto ben pettinati, impermeabile e stivali di gomma (il giorno pioveva), lui, sulla cinquantina, capelli corti brizzolati, elegante completo blu, camicia bianca, cravatta e valigetta di pelle.
Non ci ho fatto molto caso all'inizio perché la mia testa era immersa in tutt'altri pensieri ma ad un certo punto mi si è acceso un campanello. C'era qualcosa che non tornava in quella coppia. Non era il fatto che fossero entrambi di colore e non era nemmeno il fatto che fossero entrambi vestiti elegantemente rispetto a molti utenti della metropolitana il lunedì mattina. Quello che era strano era come comunicassero fra di loro.
Purtroppo il rumore del convoglio, i discorsi degli altri passeggeri ed il fatto che i due parlassero con un tono di voce moderatamente basso rispetto a tanti altri ha fatto sì che carpissi solo parte del dialogo. Dialogo che, da quanto sono riuscito ad afferrare, verteva di Economia e forse di Università e che si svolgeva in due lingue. Lui si esprimeva in maniera molto competente in correttissimo e colto italiano e lei ascoltava attentamente annuendo e rispondendo in francese.
Mi ha ricordato un altro episodio di cui fui testimone tanti anni fa su un treno di ritorno dalla Francia verso Milano insieme alla mia famiglia.
Io ero troppo piccolo per afferrarlo ma i miei genitori, che erano stati più attenti, avevano ascoltato i discorsi di un gruppo di ragazzi che, evidentemente in giro per l'Europa, passando elegantemente da francese, inglese e forse altre lingue europee, si lamentavano del fatto che noi italiani fossimo pigri e non volessimo parlare altre lingue oltre alla nostra.
Chi era sul vagone, me compreso, e non era distratto da altri pensieri, lunedì mattina ha rivevuto una bella lezione, non solo di economia ma anche di vita. Quella coppia ha dimostrato come sia possibile l'integrazione culturale, capirsi e farsi capire in due lingue diverse. Una lezione a cui avrebbe dovuto assistere chi, vedendo lo straniero come nemico dell'"italianità", pur di allontanarlo, per scoraggiarlo a rimanere gli impone test e esami di italiano come condizione per poter rimanere e lavorare onestamente
.

lunedì 13 luglio 2009

Suoni e profumi

Un vecchio suono è tornato per qualche ora la scorsa notte. Un suono che non sentivo da tanti anni. Una voce che pensavo appartenesse ormai al regno dei ricordi  e che dopo tanti anni aveva parecchie cose da raccontare.
Un po' diversa da quella che, da bambino, udivo provenire dal giardino di casa di mia nonna. Quello, il verso del grillo, era un canto sommesso che raccontava favole ai bambini e li accompagnava verso il sonno con il suo monotono cri cri. Quello che ho sentito ieri prima di addormentarmi doveva essere un lontano parente di quel grillo. Era un grillo cittadino che emetteva un verso acuto. Chissà se il fatto di trovarsi in una metropoli come Milano anziché in una cittadina di provincia gli procurava qualche preoccupazione. Soprattutto considerato che, nonostante la tarda ora, si trovava in una zona trafficata.

Mi sono accorto da tempo di questi suoni che appartengono alla campagna.
Da qualche anno una colonia di rospi mette casa in un laghetto artificiale a poca distanza dalla mia abitazione e tutte le notti, all'inizio della primavera, dà il suo concerto a beneficio, o maleficio, delle orecchie che lo ascoltano o sono costrette a subirlo.

In centro poi, in mezzo alle aiuole, si possono sentire le cicale che con il loro frinire continuo, per nulla turbato dallo sferragliare dei tram e dal rombo delle automobili, danno una piccola illusione di campagna in mezzo alla città.

Proviamo quindi a mescolare il profumo dei fiori che crescono in mezzo ad alcune di queste aiuole, a chiudere gli occhi eliminando sia i rumori esterni ed il puzzo di certi scarichi e immaginiamo di trovarci in campagna circondati da dall'erba alta, oppure al mare in una fresca pineta. La nostra piccola oasi mentale di pace è completa.

A questo punto possiamo anche provare a pensare che forse la Natura stia riconquistando piano piano gli spazi che erano suoi prima che fosse costretta a cederli a noi, genere umano, che non ci siamo certo dimostrati dei campioni nella gestione di questo patrimonio a nostra disposizione.

Speriamo solo che non si tratti di un frutto della nostra illusione mentale.

domenica 26 aprile 2009

Estati lontane e vampiri

Leggendo questo post non ho potuto fare a meno anche io di ricordare le mie estati ormai lontane passate a casa dei miei cugini in Sardegna.


Ho passato a casa loro periodi più o meno lunghi da quando avevo circa otto anni fino alla fine degli anni '80. A loro sono molto legato e di quelle vacanze conservo piacevoli ricordi.


I primi anni furono un po' traumatici per la verità. Io, figlio unico, arrivavo dalla città e mi ritrovavo in un contesto di paese con abitudini molto diverse rispetto alle mie. E naturalmente all'inizio mi trovavo un po' disorientato. Mi ritrovavo a svolgere una specie di "servizio militare" in cui ero la recluta e i cugini, in cinque tutti maschi, i nonni. Infatti, tutti più grandi di me, anche se uno solo di pochi giorni, facevano "branco" insieme per combinarmene di tutti i colori. Non certo con cattive intenzioni ma, presumo, con l'intento di togliermi un po' del guscio cittadino che mi avviluppava.


Uno dei tanti scherzi su cui ancora oggi amiamo soffermarci a fare quattro risate quando ci troviamo insieme era quello in cui volevano farmi credere che l'appartamento disabitato della casa dove abitavano e che veniva usato come soffitta fosse abitato da vampiri.


Avevo un po' di razionalità allora, che mi era stata inculcata e che mi faceva credere che tali esseri malvagi fossero solo il frutto dei racconti delle favole e che servissero solo per spaventare i bambini disobbedienti o, semplicemente, quelli che il pomeriggio dei giorni di sole non volevano stare rintanati in casa nelle ore di maggior caldo e volessero uscire a giocare lo stesso. In Sardegna di questi spiriti ne esistono svariati ma, a ben vedere, forse anche in altre regioni e Stati si tende a fare la stessa cosa.


Comunque, forte della mia cultura cittadina, non volevo assolutamente credere a questa presenza maligna. Mi era stato detto che un'intera famigliola si era installata al piano di sopra, proprio sopra la stanza dove dormivo io. Una famigliola di cui si conoscevano addirittura i nomi. Anselmo il babbo, Brigitta la mamma vampira e, ultimo, Succhiotto il figlioletto.


Bisogna dire, a onor del vero, che più sentivo parlare di queste presenze, più queste mie certezze si sfaldavano. I miei cugini si erano organizzati molto bene per architettare lo scherzo. Sotto la regia del fratello più grande, i bricconi avevano organizzato la trappola finale che avrebbe dovuto far saltare le ultime difese. Nella stanza dove era supposta la presenza dei vampiri avevano sistemato degli oggetti, tra cui una carrozzina per bambini. Oggetti che, manovrati nella penombra, avrebbero dovuto far intuire la presenza di esseri.


Sistemata la trappola, venni convocato alla presenza di Anselmo e della di lui famiglia. Fui accompagnato perché per la verità ero un po' dubbioso. Ma i dubbi dovevano essere fugati o confermati. Quando arrivai nella stanza dei misteri, al cospetto di Anselmo ci furono dei rumori e delle voci. Qualcosa si mosse e anche le mie ultime difese razionali saltarono. Feci uno scatto verso la porta di uscita e mi diedi ad una fuga precipitosa per le scale. Quando sentii la risata dei cugini ebbi una certezza. Sì ebbi la certezza che ero cascato in uno dei loro tranelli.

mercoledì 4 marzo 2009

In attesa dell'evento imprevisto noioso. Nota scherzosa

Che fare quando uno sente alla radio l'oroscopo per il giorno, quando chi legge dice "avrete un evento imprevisto noioso"?

Soprattutto quando chi ascolta si sta apprestando ad andare al lavoro in auto e ha appena tirato fuori la macchina dal garage?

Naturalmente, se ci crede, rimette a posto la macchina e si prende un giorno di ferie. Se non ci crede ha comunque due possibilità: far partire un gesto scaramantico nei confronti dell'infame iettatrice, in questo caso la tizia che legge l'oroscopo alla fine del giornale radio prima del "Ruggito del Coniglio", oppure fare finta di niente. In entrambi i casi aspetta che passi la giornata e presta più attenzione del solito al mondo che lo circonda onde fare in modo che l'evento imprevisto non si materializzi sottoforma di un ciclista, pedone, motociclista, autochenonrispettalaprecedenza, gommabucataecosìvia.

Cosa fare se l'evento imprevisto si materializza nel pomeriggio sottoforma di buco informatico soprattutto in presenza di un altro collega, anche lui del medesimo segno zodiacale? Si fa appello alla sfiga o alla legge di Murphy? O si stramaledice la menagramo della mattina?

E poi, dopo l'evento "catastrofico" del pomeriggio il fortunato torna a casa, sempre in auto, sempre con tutti i sensori all'erta nonsisamai e si aspetta di trovare a casa una contravvenzione, letteradilicenziamento, sfratto, lettera anonima, altrochedipeggiocipuòessere ma per fortuna, tornato a casa, nota che la sua buona stella si è limitata all'impasse informatico. Peraltro risolto.

Manca un'ora e mezza circa alla mezzanotte e quindi allo scadere della giornata. Il fortunato si appresta ad andare a dormire. Sperando che il letto non crolli sotto di lui.

Anche oggi è andata bene, alla faccia di chi aveva previsto il contrario!

martedì 17 febbraio 2009

Lo strano mistero della morte della lingua italiana

Altro che gialli con cadaveri rinvenuti all'interno di sarcofaghi in cantine polverose e sui quali indagano fior di investigatori con lente di ingrandimento, mantellina e cappello.

Ecco un delitto che si consuma alla luce del sole, tutti i giorni. Un delitto di cui conosciamo il colpevole. O i colpevoli. Ma per il quale non verrà mai emessa una sentenza di condanna.


La vittima non è un essere umano e nemmeno animale. E' però qualcosa di vivo perché è la lingua che utilizziamo tutti i giorni per comunicare.

Chi non si ricorda le orrende espressioni di qualche anno fa come per esempio "un attimino" per dire "un po'". "E' un attimino lento" che è già una contraddizione in termini visto che attimo è un sostantivo che indica uno spazio di tempo, di solito breve, mentre lento è qualcosa che ha a che fare con la velocità. O chi non inorridisce a sentire espressioni come "ti chiamo sul cellulare" immaginando una persona che sbraita chiamando l'amico mentre il povero cellulare viene schiacciato sotto il suo peso.

L'ultimo colpo che è stato inferto alla povera lingua di Dante e di Manzoni è di questi giorni. La pubblicità di una compagnia di servizi telefonici che invita i propri utenti a "ringare" un certo numero per ottenere informazioni su ristoranti, alberghi, ecc. ecc. Mi viene un travaso di bile ogni volta che la sento alla radio, a tradimento. E quando sono in macchina rischio ogni volta di uscire di strada.

Mi sembra un tale affronto, al pensiero di quando si andava a scuola e si scrivevano i temi in italiano cercando di prestare la massima attenzione alle parole e alla forma. Altrimenti i fogli corretti diventavano campi di battaglia e i voti calavano.

Ultimamente sembra che sia una moda inventare nuovi neologismi oppure usare termini anglosassoni quando la stessa espressione italiana renderebbe benissimo ciò che si sta dicendo. O, peggio ancora, nello scritto, utilizzare il cosiddetto "essemmese" con delle trasgressive "k" al posto del "ch" o della "c" dura. "Kiedere" al posto di "chiedere" o "kosa" al posto di "cosa". Il capufficio fra un po' diventerà un "kapò".

La chiamano l'evoluzione della lingua.

Di sicuro c'è una bella differenza fra l'italiano che parlavano Dante e Boccaccio e quello che usava Manzoni che, dopo aver scritto la prima versione dei "Promessi sposi" andò a risciacquare la lingua in Arno. Ed è giusto che la lingua si evolva, diventi più spedita, al passo con i tempi e che faccia tesoro di quello che arriva anche dalle altre culture con cui viene in contatto. Ma senza perdere la propria identità.

Certe espressioni come "ringare" al posto di "telefonare" sono un'offesa verso coloro che nei secoli hanno contribuito allo sviluppo e all'evoluzione della nostra lingua e sono un'offesa verso di noi che ascoltiamo e che in passato ci siamo applicati per imparare a utilizzarla in modo corretto. Sono un grave danno nei confronti di chi si sta formando una cultura, come bambini e ragazzi che vanno a scuola, ma anche degli stranieri che la stanno imparando.

E in tal senso la contaminano imbarbarendola gravemente.

domenica 15 febbraio 2009

Caravaggio con il cronometro

Per la prima volta sono andato a visitare la Pinacoteca di Brera.

Quest'anno il museo festeggia il bicentenario della fondazione e per l'occasione mette in mostra quattro opere di Caravaggio.

In mostra ci sono quattro dipinti. Due Cene in Emmaus che evidenziano due diversi stili pittorici. Uno volto ad una ricerca nella simbologia cristiana e l'altro più sobrio e volto alla gestualità e solennità dello spezzare del pane.
Gli altri due dipinti invece sono dedicati a tematiche profane e sono il famosissimo "Ragazzo con canestro di frutta" dipinto da Caravaggio mentre era a bottega a Roma dal Cavalier D'Arpino e l'altro, un "Concerto" che a quanto pare si dice frutto di una sperimentazione da parte dell'artista che avrebbe ritratto lo stesso modello in differenti pose.

Naturalmente questi quadri, essendo il pezzo forte della Pinacoteca, attraggono una moltitudine di gente appassionata d'arte. Per consentire quindi a tutti di poter apprezzare le opere, le entrate vengono scaglionate a gruppi ed ognuno ha diritto a 10 minuti di visita. Il tempo probabilmente varia a seconda del giorno e del flusso di visitatori, per cui chi decide di andare in un giorno festivo si armi di santa pazienza e soprattutto di un efficiente cronometro. Naturalmente per apprezzare queste opere ci vorrebbe molto più di dieci minuti e soprattutto anche meno folla per consentire di ammirare i quadri da diversi punti di vista e apprezzarne anche i minimi particolari.

Con il biglietto di ingresso è comunque possibile aggirarsi per tutto il museo (bisognerebbe farlo con in mano una piantina per non perdersi fra le varie sale) e ammirare opere d'arte di diverse epoche mettendosi a confronto con diversi periodi storici e stili pittorici.

La mostra "Caravaggio ospita Caravaggio" sarà ospitata fino al 29 marzo.

domenica 8 febbraio 2009

Imposizione

Imposizione: dal tardo latino impositio¯ne(m), dal part. pass. di impone°re 'mettere sopra (qualcosa o qualcuno)'.

s. f
.


  1. l'imporre (anche fig.): l'imposizione del nome; imposizione di un obbligo, di un tributo | imposizione delle mani, (relig.) rito che consiste nel porre le mani sul capo di una persona; nella liturgia cattolica ha lo scopo di consacrare o di benedire

  2. ciò che è imposto; ordine, ingiunzione, spec. in quanto costituisca un atto d'arbitrio, di prepotenza: non sopporto imposizioni da nessuno

  3. (fin.) il sottoporre qualcuno o qualcosa a imposta | il complesso delle imposte

  4. (tip.) impostazione.



Definzione tratta dal dizionario on line Garzanti www.garzantilinguistica.it

Nel secondo caso, l'imposizione non è quasi mai gradita. Un'imposizione non giustificata non produce altro che l'aumento della distanza che separa chi la fa e chi la subisce. In modo particolare un'imposizione che sia strumento politico asservito agli interessi di una sola parte.
Al contrario, un'imposizione giustificata da una seria argomentazione basata su una discussione civile ed informata dei dati in possesso da entrambe le parti è senz'altro meno dolorosa da parte di chi la subisce. Non allontana ma colma le distanza fra le parti in causa e soprattutto va nell'interesse di tutti.

sabato 7 febbraio 2009

Martedi 10 febbraio: Sit in di protesta pro Eluana

Vorrei segnalare l'iniziativa della "Consulta di Bioetica" che organizza in alcune città italiane un Sit In di protesta contro le decisioni del governo italiano in merito alla dolorosa vicenda di Eluana Englaro.

A Milano, Torino, Bologna, Verona, Roma e Pisa alle 17,30 di martedì 10 febbraio si svolgeranno delle manifestazioni nelle seguenti località:

Milano: Piazza San Babila,
Torino: Piazza San Carlo,
Pisa: Largo Ciro Menotti,
Roma: Campo dei Fiori,
Bologna: Piazza Nettuno,
Verona: Piazza Bra.

Maggiori informazioni su www.consultadibioetica.org

venerdì 6 febbraio 2009

Senza parole

Una persona in Italia non si vuol assumere la responsabilità di "ucciderne" un'altra, ma si sta assumendo la responsabilità di uccidere la democrazia.

mercoledì 4 febbraio 2009

Dionigi e gli altri

Fra tutti gli esponenti religiosi, quello che fino ad ora si è distinto in meglio sulla dolorosa vicenda di Eluana Englaro è l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi.

Pur essendo un sacerdote e quindi portatore di determinate convinzioni in fatto di vita umana, la sua unica indicazione è stata quella di rispettare il silenzio e di stringersi in preghiera vicino ai familiari della ragazza.

Eletto arcivescovo di Milano nel 2002, il cardinale Tettamanzi ha sempre avuto uno stile pacato, molto vicino alla gente, anche a chi non è credente, in controtendenza con quello di molti alti prelati della Chiesa Cattolica. Basti pensare alle sue dichiarazioni in merito alle coppie che scelgono la via della convivenza rispetto a quella del matrimonio, alle quali la Chiesa deve essere comunque vicina, alle sue posizioni in merito al Concilio e alle altre confessioni religiose, alla sua decisione concreta di aprire un fondo per assistere le vittime della recessione.

Avrebbe potuto essere eletto Papa nel 2005 contribuendo ancora di più a creare una Chiesa più aperta e disponibile ai bisogni delle persone. Persone come lui avvicinano le persone alla Chiesa anziché allontanarla, come purtroppo sta succedendo in questi ultimi anni.

Il 22 febbraio verrà in visita nella nostra Parrocchia e spero di poterlo andare a vedere.




Foto da Wikipedia

martedì 3 febbraio 2009

Finalmente libero...

Dopo quasi tre settimane di immobilità, il mio braccio e spalla sinistra sono finalmente tornati in libertà.

Naturalmente, come dopo tutte le prigionie, non ci si poteva aspettare che il carcerato godesse di ottima salute e tornasse allegro e pimpante come prima dell'infortunio.

Faccio un po' di fatica a usare tutte e due le braccia e piano piano mi tocca reimparare tutti i movimenti.

Durante queste due settimane di "blocco" ho imparato a lavarmi i denti con la mano destra, a scrivere al pc usando una sola mano. Un po' difficoltoso fare ctrl-alt-canc o usare certe combinazioni di tasti.

Ho imparato a reggere un libro e girare la pagina con una mano sola e a fare tante altre cose usando un solo braccio e una sola mano. Non ho imparato solo a scrivere con la destra.

Però ho capito che cosa significa la disabilità e la frustrazione di non riuscire a fare tutto e doversi far aiutare per cose elementari tipo abbottonarsi i pantaloni, allacciarsi le scarpe o semplicemente doversi tagliare la carne per il pranzo.
La mia era una situazione temporanea, ma capisco il dramma di chi per traumi o incidenti vari si trova a vivere questa situazione in modo permanente.

sabato 31 gennaio 2009

Piccoli miracoli della Natura

Si è parlato nei giorni passati della "Turritopsis nutricula", una medusa originaria dei mari caldi dei Caraibi che possiede una peculiarità importante e invidiabile.
E' infatti una delle poche specie viventi che, tramite un processo biologico chiamato transdifferenziazione, riesce a invertire il proprio ciclo vitale guadagnando potenzialmente l'immortalità.

Potenzialmente, perché non è possibile dimostrare effettivamente che questo organismo si comporti così in un ciclo infinito. Ci vorrebbe una squadra di scienziati che per millenni dovrebbero alternarsi su un singolo esemplare e studiarne la sua evoluzione. Potenzialmente perché, per quanto ben congegnato, anche questo meccanismo evolutivo non penso che possa sottrarsi al ciclo naturale di nascita, vita e morte caratteristico di tutti gli organismi viventi in natura. Anche una pietra, a ben vedere, per quanto non sia un essere vivente, è soggetta al deterioramento a causa delle condizioni ambientali. Se ci pensiamo bene, le stesse batterie ricaricabili che usiamo nei cellulari, per quanto trattate bene, hanno un numero di ricariche limitato e dopo un po' vanno sostituite.

L'ultimo dubbio che mi viene circa la presunta immortalità di questo organismo è la sua capacità di riproduzione. Infatti che bisogno ha un organismo che potenzialmente può vivere in eterno di riprodursi? Probabilmente per far fronte alle perdite dovute a predatori o al fatto che magari non tutti gli esemplari raggiungono lo stadio riproduttivo dopo il quale la specie acquisisce la sua singolare peculiarità.

In ogni caso gli scienziati sono preoccupati proprio dal fatto che l'organismo riproducendosi si diffonde anche nei nostri mari, complici le navi di passaggio ai cui scafi gli esemplari si aggrappano e il riscaldamento globale.

Al di là comunque dei danni che possa fare, mi sembra un piccolo miracolo della Natura. L'ennesimo suggerimento che ci dà per poterlo riprodurre ed usare a nostro vantaggio per migliorare la vita degli esseri umani  ed allungarne l'aspettativa.


Foto da www.corriere.it

venerdì 30 gennaio 2009

Blog di un'assistente di volo

Leggendo le news on line di Repubblica mi sono imbattuto in un articolo che parlava del blog di un'assistente di volo di una compagnia low cost.
Ho fatto appena in tempo a leggere qualcosa prima che la proprietaria, evidentemente per paura di ritorsioni da parte della compagnia aerea, lo "bloccasse" al pubblico rendendolo visibile solo ad una cerchia ristretta di utenti.

Innanzitutto mi piacerebbe nuovamente poterlo leggere. Magari colei che lo tiene potrebbe mascherarsi con un anonimo nome di fantasia, togliendo le foto personali e tutti quegli indizi che più o meno volontariamente uno mette e che potrebbero far risalire alla sua identità.

Era una serie di aneddoti molto divertenti riguardanti la varia umanità che circola a bordo degli aerei di linea e che ne metteva a nudo vizi e virtù. Soprattutto vizi per la verità. Problemi con cui si confronta quotidianamente chi fa questo lavoro molto invidiato, ma anche molto pesante e per il quale ci vuole una buona dose di qualità tra cui una buona dose di pazienza e psicologia.
Certi passeggeri, una volta a bordo, sembra che si trasformino in bambini e ci vuole un buon polso a tenerli a bada.

Personalmente viaggio poco in aereo e quando lo faccio  son sempre viaggi brevi, un'ora e mezza al massimo. Mi dispiace un po' perché fin da bambino ho avuto una particolare passione per questo mezzo di trasporto e, per quanto mi è possibile, cerco di seguire il mondo aeronautico.

Naturalmente, sia prima di salire a bordo che una volta sopra, cerco di osservare scrupolosamente tutte le regole perché so che sono imposte per garantire la sicurezza di chi viaggia.

Una sola volta mi capitò di fare una figuraccia a Linate, arrivando da Olbia. La cosa fu particolarmente "grave" per me perché avevo superato la maggiore età, avevo viaggiato diverse volte da solo e mi consideravo un "veterano" dei viaggi aerei.
Quella volta, in atterraggio, l'aereo arrivò un po' "lungo" e utilizzò quasi tutta la pista. Prima di imboccare il raccordo che immette sul piazzale ci fermammo per qualche istante probabilmente per lasciar passare qualche altro aereo diretto dall'altra parte della pista per partire.
Senza rendermi conto che eravamo ancora sulla pista pensai che fossimo arrivati e, unico in tutto l'aereo, mi alzai per prendere il mio bagaglio. A quel punto sentii una mano che con decisione mi prese per una spalla e mi costrinse a sedermi. Era la hostess qualche fila dietro di me.
Non avevamo ancora parcheggiato!!!


Cartoline dal cielo: sopra le nuvole